La Brexit è una decisione che ci rammarica, ma che rispettiamo. E siamo impegnati a lavorare per un'uscita ordinata attraverso i negoziati che Michel Barnier sta conducendo a nome dell'Unione. Lasciando l'Unione Europea, escono dal Parlamento anche i 73 eurodeputati britannici. La domanda è: cosa fare con i loro seggi nel 2019? Tre sono le opzioni possibili (che non si escludono l'una con l'altra).

Possiamo eliminarli — totalmente o parzialmente —, dividerli tra i rimanenti 27 Stati membri in numero proporzionale alla popolazione di ciascun Paese, oppure possiamo usarli — tutti o in parte — per creare un collegio elettorale unico per tutta l'Unione Europea. Noi, i ministri responsabili degli Affari europei nei nostri rispettivi Paesi, vogliamo creare delle liste transnazionali, passo decisivo per sviluppare quella politica transnazionale europea profetizzata anni fa da Marco Pannella. Proponiamo cioè che almeno una trentina di seggi vengano utilizzati per liste transnazionali da votare in una circoscrizione europea, tenendo pienamente conto della diversità politica e geografica dell'Unione.

Oggi la nostra cittadinanza europea è incompleta. Abbiamo un Parlamento europeo, eletto a suffragio universale e dei deputati, scelti non per la loro nazionalità ma per il loro progetto politico, ma la modalità d'elezione e la campagna elettorale europea rimangono troppo limitati e circoscritti a dibattiti nazionali. Certo una trentina di seggi non sconvolgerà certamente gli equilibri politici del Parlamento europeo. Non modificherà d'incanto le abitudini degli elettori, che potranno inserire una scheda elettorale in più nell'urna il giorno delle elezioni e potranno così scegliere anche tra liste europee, paritarie, che raggruppano candidati di almeno sette differenti nazionalità. Ma permetterà di ricordare — ed è il punto essenziale — che il Parlamento europeo rappresenta l'interesse europeo, non l'aggregazione di 27 interessi nazionali.

Il legame tra i popoli e le istituzioni europee si è progressivamente sfilacciato e l'Europa è spesso percepita come lontana e tecnocratica. Ora abbiamo voltato pagina. I nostri governi si impegnano a favore di una rifondazione del progetto europeo. Dobbiamo, come ha fatto il presidente Macron alla Sorbona, ricordare che d'essenza del progetto europeo, è la democrazia». Questo rinnovamento passa certamente attraverso la creazione di liste transnazionali a partire dalle elezioni europee del 2019. Quest'ambiziosa riforma può essere messa in atto senza rivedere i trattati, inserendola nell'atto elettorale, di cui stiamo già negoziando la revisione.

In realtà, c'è solo bisogno di volontà politica. Diamo più forza e peso ad un autentico spazio pubblico europeo eleggendo le donne e gli uomini che, al di là della loro nazionalità, incarnano la nostra volontà politica di costruire l'unità europea nella diversità. Compiamo un atto coraggioso: osiamo il Ventunesimo secolo della democrazia. Osiamo delle liste politiche europee transnazionali. Diamo a ciascun europeo una scelta in più per l'Europa.

Sandro Gozi, Sottosegretario per le Politiche e gli Affari europei dell'Italia

Nathalie Loiseau, Ministro dell'Europa e degli Affari esteri della Francia

Jorge Toledo, Segretario di Stato agli Affari europei della Spagna

Articolo a firma congiunta pubblicato in Italia dal Corriere della Sera il 15 novembre 2017