François Bayrou, neo-ministro della Giustizia, è stato tra coloro che mi hanno convinto a candidarmi in politica e a occuparmi di Europa non più soltanto da esperta. E con Marielle de Sarnez, ora mia collega come titolare agli Affari europei, ho scritto un libro quando eravamo ancora semplici parlamentari». Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha una caratteristica: conosce bene diversi esponenti del nuovo governo di Emmanuel Macron e ha un'idea precisa dell'indirizzo che la sua politica prenderà in Europa, con risvolti interessanti anche per l'Italia.

Sottosegretario, in molti hanno provato a dare una definizione di questo governo. Qual è la sua?

Un governo di trasformazione, nato per cambiare la Francia e trasformare l'Europa. Una trasformazione per la quale Macron avrà bisogno di tutti i progressisti europeisti e di coloro che non hanno paura di far uscire la Francia dallo status quo, di rilanciare l'economia e di lottare contro le rendite di posizione e le troppe corporazioni che hanno frenato cambiamenti importanti.

E' un governo che supera ogni tradizionale composizione. Ma è più di destra o di sinistra?

Direi che è di centro e di sinistra liberale, con presenze di riformatori europeisti e della destra liberale. È un governo che valorizza anche esperienze di esperti della società civile. Direi che da questo punto di vista è un messaggio anche gollista: «Ripulire la politica dagli idioti». Credo che questa sia la forma di rottamazione degli incompetenti che ha proposto Macron.

Il segretario dei Republicains parla di governo «provvisorio e di confusione». Durerà a lungo?

È chiaro che, come sempre accade in Francia, bisognerà aspettare il banco di prova delle legislative. Un crocevia ancor più importante date le scelte senza precedenti. Non credo affatto che sia un esecutivo transitorio perché gli elementi che lo compongono sono raggruppati attorno a un'idea molto forte di trasformazione della Francia, di rifondazione dell'Europa. Credo che riuscirà a sprigionare il potenziale intellettuale e imprenditoriale che la Francia in questi anni non ha saputo valorizzare.

Cosa ne pensa del nuovi ministri provenienti dalla società civile?

Credo sia una scelta giusta, anche se non sempre quando si è bravi nel proprio lavoro poi si fa bene anche al governo. Ma è una chiara indicazione di una scommessa verso una politica di cambiamento. Nicolas Hulot, ad esempio, ha sempre rappresentato la lotta per la difesa dell'ambiente nell'ottica di un cambiamento radicale delle politiche ecologiche francesi.

Cosa può dirci di François Baymu, che lei conosce bene?

Ho molta fiducia in lui, è una persona di grande serietà che ha saputo leggere i grandi cambiamenti in corso nella società e, quando ha visto che i tempi erano maturi, ha avuto l'intelligenza di sostenere Macron. Farà molto anche per la moralizzazione della vita pubblica, una denuncia già espressa in un libro, "Abuso di potere", all'epoca di Sarkozy. Tra l'altro è tra coloro che mi hanno convinto a occuparmi di Europa non più soltanto da esperto. Giocherà un ruolo importante.

Lei è anche un grande amico di Marielle de Sarnez, con la quale ha scritto un libro pubblicato in Francia e in Italia.

Sì, si chiama "Urgenza europea" ed è stato curato dal corrispondente in Italia di Liberation, Eric Jozsef. Con lei parliamo la stessa lingua quando si tratta di voler salvare l'Europa dai Salvini e dalle Le Pen. Ma anche dagli errori che ha commesso l'Unione stessa. Siamo entrambi convinti sostenitori di un'Europa democratica, più politica, dei diritti, delle opportunità e degli investimenti: il rapporto non potrà che migliorare anche con l'Italia.

Intervista a Matteo Marcelli per Avvenire, 19 maggio 2017