«Un giorno, tre anni fa, mi chiamò e mi disse: lascio l'Eliseo, voglio rifondare la Francia, dammi una mano».

E lei rispose che era pazzo?

«Non mi sarei permesso, ma di sicuro mi spiazzò. Mi chiese consigli sulle persone da coinvolgere. Poi quando lo incontro come ministro scopro che ha nominato Clement Beaune, un mio studente al collegio di Bruges, come consigliere per gli affari europei che ora lo seguirà all'Eliseo».

Nel suo libro sulla generazione Erasmus, due anni fa, lei scrisse che era un nuovo leader europeo.

«Era appena diventato ministro, ho avuto fortuna nella previsione».

Che tipo è Macron?

«Non c'è dubbio che quello fu un atto di grande coraggio, era vicesegretario generale della prima istituzione di Francia, era giovanissimo, ed era già molto determinato e molto competente».

Sandro Gozi, classe '68, non è della stessa generazione di Macron, ma lo ha incrociato diverse volte, e non solo per lavoro. Ha studiato e insegnato in Francia, hanno amici in comune, è forse fra i pochi politici italiani che può dare del «tu» al nuovo presidente. Competente, ma anche molto ambizioso?

«E' una persona che non ha paura dei cambiamenti. Quando lasciò l'Eliseo io stesso gli sollevai tanti interrogativi. Ha una grande capacità di leggere in anticipo i grandi movimenti politici e non ha paura di fare scelte nette, che possono apparire azzardate, ma si fida delle sue intuizioni».

Intuizioni giuste.

«Sino a settembre dello scorso anno sembrava che il suo fosse un azzardo. C'erano grandi incertezze, quello della terza via in Francia era ancora solo un precedente molto pericoloso e invece lui ha deciso di mollare gli ormeggi, assumendo grossi rischi e andando in mare aperto. Ha avuto l'intuizione di vedere o di prevedere un sistema in crisi, che si stava sgretolando».

Per l'Italia va bene Macron?

«Per noi e per l'Europa, proprio oggi ha detto che vuole rifondare l'Unione, renderla più unita, più democratica, più capace di affrontare le sfide globali. Ed è quello che diciamo anche noi: per salvare l'Europa dobbiamo cambiarla. Abbiamo le stesse idee».

Subito che cosa cambierà?

«In chiave europea credo che dovremo attendere le elezioni tedesche. Sicuramente Macron insisterà per rafforzare la politica degli investimenti dell'Unione, per rivedere le politiche europee, e uniformarle, sui lavoratori distaccati, che si spostano da un Paese all'altro, e per creare una lista transnazionale, veramente europea, con i 73 seggi lasciati liberi dai britannici».

Intervista a Marco Galluzzo per il Corriere della Sera, 15 maggio 2017