«Il negoziato sui conti pubblici lo fa Padoan, che ha una grande credibilità, ma rafforzare la crescita e rispondere alle due emergenze del terremoto e dell'immigrazione sono le due priorità che noi abbiamo posto non per motivi tattici ma per cambiare gli assetti dell'Europa e renderla più vicina alle persone. Vogliamo risposte serie su queste due questioni. I prossimi impegni, il vertice di Malta e soprattutto quello di Roma sui 6o anni dei Trattati devono dare risposte, che sono anche risposte agli enormi cambiamenti venuti da Brexit e da Trump. Sarebbe grave se l'Europa tornasse a fare l'addormentata, per altro non bella, in un bosco che cambia così rapidamente e che può riservarci scenari molto dolorosi». Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega per le politiche Ue, vuole inquadrare le tensioni del rapporto con Bruxelles di questi giorni in un «contesto più ampio». L'Italia - dice - «è protagonista di un tentativo di rilancio dell'Europa e di uscita dallo status quo improntato al realismo».

Sottosegretario Gozi, c'è molto la tendenza, dal lato di Roma, a vedere le relazioni con Bruxelles in chiave politica. Ma sui conti pubblici la stretta di Bruxelles è forte, con una richiesta di correzione che non era arrivata negli ultimi 18 mesi.

Guardi, la procedura sui conti pubblici con la commissione è per sua natura negoziale. Ci sono delle indicazioni, si discutono, si tratta, poi si arriva a un'intesa. Funziona così e anche stavolta sta avvenendo questa Eviterei di drammatizzare, lasciamo lavorare il ministro Padoan.

Nega che ci sia forte tensione?

Non lo nego, ma bisogna anche capire come è cambiato il rapporto fra Italia e Europa nei tre anni del governo Renzi. Ci sono dossier su cui il rapporto bilaterale si fatto più teso, è vero, perché l'Italia è diventata in questi tre anni un negoziatore molto più esigente, pretende rispetto per le proprie posizioni e non ha timore di chiedere quel che è dovuto. Penso ai conti pubblici ma anche all'immigrazione. Al tempo stesso la capacità di proposta dell'Italia è andata crescendo e stiamo contribuendo a spostare la posizione dell'Europa su alcune politiche decisive. Questo vale per la crescita, restando al campo economico. Ma vale anche per il lavoro eccellente che sta facendo il ministro Minniti sull'immigrazione e sulla Libia. Come dimostra l'ultima posizione presa da Bruxelles sulla centralità della rotta mediterranea e della Libia, l'Europa si sta spostando sulle posizioni italiane e riconosce il lavoro che l'Italia ha fatto. C'è un terzo aspetto del rapporto Italia-Ue che è cambiato radicalmente e che contribuisce ad accrescere complessivamente l'affidabilità italiana: l'Italia rispetta sempre più le regole Ue e fa una politica di riduzione delle violazioni.

Si riferisce alle procedure di infrazione?

Anzitutto alle procedure di infrazione che sono state ridotte in tre anni da 119 a 70. Non c'era mai stata da parte italiana una riduzione così forte nella storia e siamo stati il Paese che ha avuto il miglioramento più forte in assoluto. Ma non ci sono solo le procedure di infrazione. Uno dei nostri punti di debolezza è sempre stato quello delle frodi ai fondi europei. Anche li facciamo segnare dei miglioramenti da record. Dopo una riduzione del 20% delle frodi sulla politica agricola comune e sui fondi strutturali nel 2015, nel 2016 abbiamo segnato una riduzione del 62%, agendo sia sulla repressione che sulla prevenzione. Abbiamo recuperato 185 milioni di euro per lo sviluppo del territorio, evitando che andassero persi in azioni illegali. Dal 2014 l'azione di controllo è stata rafforzata con il nostro comitato antifrodi che ora sarà potenziato con banche date digitali che consentiranno di estendere l'azione di prevenzione e quindi di intervenire più tempestivamente sul malaffare. Inoltre stiamo proponendo un rafforzamento della cooperazione fra Stati europei per contrastare le frodi transnazionali che costituiscono una quota consistente del complessa. Più siamo efficaci in Italia, infatti, e più tuteliamo i nostri interessi in Europa

Oggi c'è stata la telefonata fra Trump e Putin. Qual è la nostra posizione sulla questione russa e sulle sanzioni economiche?

Nel rapporto con la Russia dobbiamo mantenere una fermezza sull'attuazione degli accordi che riguardano l'Ucraina orientale e al tempo stesso da sempre diciamo che è necessario favorire un dialogo dove possibile con la Russia, soprattutto sui temi economici ma più in generale sulle grandi questioni globali. Tanto più questo vale oggi nel nuovo scenario internazionale e con l'accento maggiore che si va mettendo sui rapporti bilaterali. Per pesare nei rapporti bilaterali, l'Europa deve risolvere le sue contraddizioni e costruire anche una vera politica di difesa europea con tutti i Paesi che ne hanno la volontà e la capacità, e che ci consenta di spendere meno e meglio nell'ambito Nato, di garantire un'azione più efficace per i nostri obiettivi soprattutto in Europa, di avere più rispetto nell'ambito dell'Alleanza atlantica.

Torniamo agli attriti di questi giorni con Bruxelles. Cosa chiede l'Italia per il terremoto?

Chiediamo un atteggiamento di rispetto anzitutto per le genti colpite e poi per tutto il nostro Paese che deve sostenere uno sforzo eccezionale per le ricostruzioni. Se un'attenzione alle spese per il sisma è stata riconosciuta bisogna anche prendere atto che la situazione si è aggravata con le scosse successive al 24 agosto. Noi vogliamo essere vicino alle persone che hanno bisogno, vicino alle esigenze reali, non agli "zero virgola". E questo vale anche per la prevenzione perché dobbiamo mettere in sicurezza anzitutto i nostri edifici pubblici e le scuole dove vanno ï nostri figli. Su questo l'Europa non può restare insensibile.

Intervista a Giorgio Santilli pubblicata sul Sole 24Ore di domenica 29 gennaio 2017