Lettera del Sottosegretario Gozi al Corriere della Sera, 27 novembre 2017

Caro direttore, nella vita tutto avrei pensato tranne che mi avrebbero accusato di essere poco presente a Bruxelles, visto che alcuni mi criticano per «non essere mai a Roma». Credo di essere detentore di un piccolo record. Nei quasi quattro anni in cui ho esercitato la delega sugli affari europei non ho perso neanche una riunione dei Consigli in cui rappresento l'Italia, il «Consiglio Affari Generali» e il «Consiglio Competitività». Nessun collega europeo può dire altrettanto. Vado poi a Bruxelles con cadenza settimanale e regolarmente a Strasburgo dove incontro tutti i nostri parlamentari, i relatori di altri Paesi sui temi che ci interessano e i presidenti dei gruppi politici, incluso il popolare Weber, come il presidente Tajani sa benissimo, dato che lo incontrai quando lui voleva candidarsi come Ppe alla presidenza del parlamento, ma capisco che in tempi di elezioni sia facile dimenticarselo.

Faccio questo lavoro in stretto raccordo con il Presidente del Consiglio e i membri di governo. Perché è questo il metodo che i governi Renzi e Gentiloni, seguono, ottenendo risultati misurabili: dimezzamento delle procedure di infrazione contro l'Italia (da 121 a 64), passata in 4 anni da fanalino di coda a Paese con le migliori performance, riduzione del contenzioso in materia di aiuti di Stato (da 24 casi a 4), lotta alle frodi comunitarie, ridotte del 60%. Altri sono riconducibili ad una azione sistemica, e ai meriti soggettivi dei candidati, come il rafforzamento degli italiani nei vertici amministrativi delle istituzioni europee e nei gabinetti dei Commissari (raddoppiati dal 2014 a oggi...).

Ora, tutto in politica è soggetto a interpretazioni di parte. E' un fatto però che anche grazie a noi temi come la politica migratoria, la flessibilità di bilancio, la difesa europea, la salvaguardia dello Stato di diritto, sono entrati stabilmente nel dibattito europeo. Abbiamo quindi centrato tutti gli obiettivi? Naturalmente no, ma dire che l'Italia non conta a Bruxelles è del tutto arbitrario.

Leggendo la rassegna stampa sull'assegnazione dell'Ema ad Amsterdam si scopre che la vittoria della Francia nella competizione per l'Eba sarebbe la conferma della grandeur francese, mentre la mancata assegnazione di Ema a Milano sarebbe la dimostrazione che l'Italia non conta nulla. Peccato che entrambe abbiano preso tredici voti (noi in una competizione molto più serrata) e che il risultato finale sia stato determinato dal sorteggio. Sbagliatissimo sul piano del metodo, certo. Non a caso noi e gli olandesi lo avevamo duramente criticato nel giugno scorso. La verità è che su Ema l'Italia ha dato il massimo, con un grande lavoro di squadra del Governo, del Comune, della Regione e dei privati, che hanno saputo, tutti, andare oltre lo spirito di parte, arrivando a un passo da un risultato eccellente. E mancato un pizzico di fortuna. Dobbiamo piangerci addosso? Per carità. Prima ci liberiamo del vizio nazionale del piagnisteo meglio è. Se si lavora come abbiamo fatto negli ultimi anni può anche capitare di perdere un sorteggio, ma i risultati arrivano. E in Europa ne abbiamo ottenuti molti.

Sandro Gozi