Intervento all'evento "Il futuro si chiama Stati Uniti d'Europa" Milano, 20 gennaio 2017

È splendido vedere così tanta gente che, il sabato mattina, si è mossa per l’Europa, per gli Stati Uniti d’Europa, per lavorare con noi per riformare l’Unione europea.

I governi Renzi e Gentiloni hanno cambiato radicalmente la politica dell’Italia in Europa. E lo hanno potuto fare perché i governi Renzi e Gentiloni hanno reso l’Italia molto più credibile in Europa.

Vi dò solo una cifra: due miliardi di euro.

In questi anni, abbiamo fatto risparmiare ai contribuenti due miliardi di euro di sanzioni, risparmi che abbiamo potuto impiegare in politiche sociali. Abbiamo dimezzato le infrazioni a carico dell’Italia, da 121 a 62; diminuito drasticamente le frodi all’Unione (- 60%); ridotto al minimo le controversie per aiuti di Stato (da 24 a 4).

Questo è solo un esempio, ma quello che voglio sottolineare è che, così facendo, abbiamo potuto chiedere all’Europa di cambiare le sue politiche. E abbiamo potuto mettere sul tavolo le nostre scelte politiche con più forza e credibilità. Se sai rispettare le regole, hai più forza per cambiarle.

Cioè più attenzione alle riforme e meno agli scostamenti di bilancio, più solidarietà sulle migrazioni, più investimenti e meno austerità.

Le aperture di credito che sono arrivate dall’Europa all’Italia non sono simpatiche concessioni di politici amici. Sono ciò che l’Italia si è guadagnata con la sua credibilità politica, con le sue proposte, con la sua determinazione.

Ed è strano che oggi i vari Matteo Salvini, Giorgia Meloni o Silvio Berlusconi si permettano di darci lezioni su quello che dovremmo fare in Europa. Perché quando loro erano al governo, nel luglio del 2003, hanno approvato il Regolamento di Dublino che lascia l’onere di gestire i migranti ai paesi in prima linea come l’Italia. Per giunta, sotto Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea! Quando Berlusconi, Salvini e Tremonti erano al governo, nel 2011, l’Italia ha sottoscritto gli astrusi e incomprensibili two pack e il six pack che altro non sono che gli obblighi alla base dell’austerità. Allora Tremonti, di solito molto loquace a Roma, era molto silenzioso a Bruxelles.

Adesso ci dicono che in Europa bisogna andare a battere i pugni sul tavolo, che bisogna alzare la voce.

Tutte cose che loro non hanno mai fatto. Loro non c’erano proprio. E se c’erano, dormivano. Noi, invece, abbiamo fatto molto meglio. Abbiamo imposto alcune fondamentali linee politiche di cambiamento dell’Europa.

Vuol dire che è tutto a posto? Che l’Europa ci piace così com’è? No, certamente no.

Però vuol dire che lavorare seriamente paga! Paga per un governo, paga per una delegazione parlamentare come quella dei nostri deputati europei che, in questi anni, hanno fatto un ottimo lavoro e con i quali abbiamo avuto un rapporto costante. Perché in Europa ottieni risultati solo se si fa gioco di squadra, come Italia e come Italia europea.

Noi riaffermiamo con forza la nostra scelta europea.

L’Europa è prima di tutto libertà! Di viaggiare, di studiare, di lavorare, di conoscere e di vivere nei paesi vicini al nostro. Paesi forti della loro cultura, forti della loro storia, ma uniti a noi in un destino comune.

L’Europa è prima di tutto opportunità! Economica, culturale, politica.

L’Europa è soprattutto valori fondamentali. Oggi noi siamo chiamati a tutelare lo stato di diritto, violato all’interno dell’UE nella Polonia di Kaczyński o nell’Ungheria di Orban (l’alleato di Berlusconi). Non puoi fare l’europeista quando ricevi decine di miliardi di fondi UE e il nazionalista quando devi accogliere qualche centinaio di rifugiati.

Il nostro messaggio è molto chiaro: no ai fondi per chi viola lo stato di diritto e la solidarietà! Eravamo i soli a dirlo: oggi sono con noi Parigi, Berlino, Stoccolma e altri paesi, il Commissario Oettinger ha detto che questa è la direzione verso cui andare.

Per noi, l’Europa è sicurezza, perché ci offre un ombrello politico che sarebbe impensabile in un sistema in cui l’Italia e gli altri paesi fossero soli e slegati tra loro in un mondo globale. Di fronte a realtà come la Cina, l’India, gli Stati Uniti.

Però a questa Europa, importante ma ancora inevitabilmente imperfetta, dobbiamo regalare anche la parte che le manca. Dobbiamo costruire un’Europa che moltiplichi sicurezze, protezione, opportunità. Dobbiamo dotarla di un ombrello sociale, capace di scacciare nei suoi cittadini la paura di perdere il lavoro, di restare isolati nel tessuto sociale, di non avere protezioni contro i tempi peggiori. A Roma, il 25 marzo, e a Göteborg abbiamo preso questo impegno: unione sociale europea subito!

Perché è questa paura che le forze peggiori del nostro paese e del continente stanno alimentando. E’ su questa paura che fondano le loro fortune politiche, è sulla paura che vivono, è della paura che hanno bisogno. E noi questa paura la dobbiamo sconfiggere.

Per l’Europa e per i nostri cittadini serve un nuovo patto fondativo: ci vuole più democrazia e meno “sherpacrazia”, cioè più decisioni in mano ai parlamentari e meno ai tecnocrati, più diritti fondamentali per i cittadini, più protezione fisica contro criminalità e terrorismo, più protezione sociale, più investimenti.

Più democrazia in Europa, subito: ecco perché abbiamo proposto l’unificazione delle cariche dei Presidenti di Commissione e Consiglio, l’elezione diretta del Presidente dell’Unione europea, le liste transnazionali. Perché se i cittadini non decidono scegliendo il loro presidente, e i loro partiti europei, la democrazia in Europa non l’avremo mai. Perché contro l’internazionale populista (ricorderete le immagini: erano più di 60.000 in Polonia da tutta Europa), la risposta deve essere veri partiti transnazionali europeisti e progressisti.

Oggi noi siamo chiamati a costruire questa Europa. E il PD con i suoi alleati è l’unica forza politica che può farlo, perché sa cosa chiedere, sa come chiederlo e ha tutte le intenzioni di chiederlo. Come sta accadendo in Italia con altre forze politiche, anche nell’Unione Europea bisogna mettere in campo alleanze con gruppi e partiti che hanno obiettivi comuni.

Noi vogliamo una società aperta, vogliamo una società sicura. I nostri avversari si illudono e vogliono illudere di poter chiudere il mondo fuori dalla porta, di poter uscire dall’Europa (e quindi: da Schengen, dall’Euro, dall’UE), dal mondo e, in definitiva, dalla storia.

Ricordiamocelo.

Oggi la vera partita è tra chi vuole una società chiusa, baloccandosi nel vecchio mito dell’Italietta autarchica, e chi vuole una società aperta, che è già tra noi.

La società aperta è già quella dei nostri figli che studiano e dei nostri connazionali che viaggiano e lavorano in Europa.

Io ero tra quei ragazzi che, ormai vent’anni fa, prendevano un treno – si chiamava Galilei - per andare a fare l’Erasmus, un treno che partiva da Firenze, si fermava verso le 23 a Bologna ed arrivava verso le 7 di mattina del giorno dopo alla Gare de Lyon di Parigi. Oggi dalla stazione centrale di Milano o dagli aeroporti lombardi sono tantissimi i ragazzi che partono per seguire la loro scelta europea, per fare l’Erasmus o per fare volontariato.

Anche il 19 gennaio 1944 una giovane italiana aveva preso un treno dal binario 19 di Milano centrale, però quel treno non la portava a Parigi o Berlino, ma la portava ad Auschwitz.

Ecco perché ritengo che, la scelta di dare a Liliana Segre l’incarico di Senatrice a vita, sia la migliore risposta all’antieuropeismo, all’antisemitismo, al razzismo, all’odio. La nostra Europa è quella che in 70 anni è passata dalla generazione Auschwitz alla generazione Erasmus: è libertà e solidarietà.

È per questa ragione che vogliamo riaffermare la nostra scelta europea, è per questo che vogliamo riformare questa UE, che vogliamo aumentare risorse e idee per un’Europa della cultura e dell’Erasmus.

Per un’Europa che non moltiplichi vincoli per alcuni ma opportunità per tutti.

E per arrivarci, l’Italia deve essere in prima fila, con Francia, Germania, Spagna e con tutti coloro che vogliono rifondare l’Europa assieme a noi.

Abbiamo bisogno di un’Europa migliore di quella di oggi, non di snobbare l’Europa o di distruggerla.

Meglio esserne consapevoli perché: senza Europa non ci sarà mai l’Italia che vogliamo.

Ecco perché vogliamo gli Stati Uniti d’Europa!