Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del consiglio: il Pd esce ridimensionato dalla tornata amministrativa?

«Il risultato finale è quello dato dai numeri: il centrosinistra vince in settantasette comuni, il centro destra in cinquantanove. Se guardiamo a questi dati c'è un solo sconfitto netto ed è il M5s che praticamente scompare dal panorama della politica locale. C'è poi una destra estrema, lepenista, a trazione leghista, guidata da Salvini. E c'è il Pd, che avrebbe potuto fare sicuramente meglio e che deve migliorare costruendo un'alleanza delle idee per l'Italia nel centrosinistra».

Ma i dati dell'Istituto Cattaneo dicono che rispetto al 2012 il centrosinistra ha dimezzato il numero dei comuni in cui governava mentre il centrodestra li ha raddoppiati. Non è un arretramento pericoloso?

«È chiaro che c'è stata un'avanzata delle destre estreme, avvantaggiata anche dalla saldatura che si è creata tra una parte dell' elettorato qualunquista del M5s e quello populista della Lega Nord. A questi estremismi dobbiamo contrapporre una proposta nettamente alternativa seria e credibile».

Partendo da dove?

«Abbiamo di fronte a noi due temi essenziali. Il primo è come recuperare l'astensionismo, dentro il quale c'è un'ampia fetta di elettori del centrosinistra. Il secondo è nella capacità di recuperare l'elettorato moderato che non si riconosce in un centrodestra a trazione leghista».

Ma i veri problemi il Pd li ha soprattutto nel suo campo, nel centrosinistra.

«Le divisioni, le polemiche e le ambiguità non aiutano. Da un lato il centrosinistra si presentava unito nei comuni, dall'altro molti esponenti di partiti alleati passavano il tempo ad attaccare il Pd e il suo segretario Matteo Renzi. Questa schizofrenia ha allontanato il nostro elettorato che si è rifugiato nell'astensionismo».

Il centrosinistra così come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi non è più proponibile?

«Dobbiamo smetterla con l'autolesionismo, uscire dall'incertezza politica e lavorare ad un'alleanza per il cambiamento che non guardi al passato rincorrendo in modo nostalgico schemi diventi anni fa. Di quest'alleanza il Pd dovrà essere il baricentro, dialogando sia con chi sta alla sua sinistra che con le forze moderate».

A sinistra del Pd c'è anche Mdp. È possibile un'intesa su chi pone veti su Renzi?

«Resto della convinzione che Bersani e Speranza abbiano sbagliato a lasciare il Pd. Detto questo, nessuno può immaginare di porre veti su chi, Renzi, ha vinto le primarie ed è il leader legittimato del centrosinistra. Chi pone veti si auto esclude. Il punto è capire se a sinistra ci sia chi vuole assumere una iniziativa responsabile. Pisapia può certamente lavorare a una aggregazione: ma vuole una nuova alleanza di governo o la sua è solo testimonianza?».

E al centro?

«Io mi auguro che ci sia un Pisapia di centro che voglia aggregare le forze di quel campo e dialogare con il Pd su un programma che segni una netta differenza tra i populismi antieuropei di Lega e M5s e chi, come noi, vuole non distruggere ma cambiare l'Europa, vuole tutelare i diritti civili, vuole puntare su investimenti e crescita, vuole lottare contro le diseguaglianze e le ingiustizie sociali».

Potrà essere Calenda o Alfano il Pisapia di centro?

«Non lo decido certamente io, lo decidono i centristi. Ma soprattutto, e vale per tutti, anche per il Pd, bisogna essere aperti perché dobbiamo rottamare le troppe incompetenze che troviamo nelle istituzioni e nella politica a tutti i livelli, far entrare vero senso civico e nuove competenze nelle istituzioni della politica, e da questo punto di vista occorre aprirsi alle Ong, alla società civile, all'associazionismo perché l'innovazione delle idee passa anche dall'apertura della politica».

Ma con quale legge elettorale si andrà a votare?

«Mi sembra che si andrà al voto con le leggi modificate dalla Corte Costituzionale, uniformandole così come chiede il presidente della Repubblica. Perciò occorre lavorare a un'alleanza aperta alla società civile che abbia l'ambizione di arrivare al 40 per cento».

Intervista a Paolo Mainiero pubblicata su Il Mattino del 27 giugno 2017